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Sostenibilità

Cos’è la cultura dei rifiuti e come possiamo superarla

Come possiamo pensare di affrontare un problema così grande? E cosa stiamo già facendo in proposito?

Redazione Dife

10 Feb 2018 4 min di lettura

Uno dei messaggi chiave del recente TED Talk del Papa Francesco è stata una supplica per superare la “cultura dello spreco”. Naturalmente siamo completamente d’accordo, la questione è importante e va trattata con impegno da parte di tutti.

Ma la domanda è: come possiamo pensare di affrontare un problema così grande? E cosa stiamo già facendo in proposito?

La “cultura dello spreco” può essere vista attraverso molti punti di vista: morale, filosofico, sociale (solo per dirne alcuni). Ma alla fine, dietro tutte queste questioni, nozioni e pensieri, c’è il concetto semplice e banale di spazzatura.
Ma non è tanto banale, visto che la spazzatura è onnipresente, fa parte di tutti i livelli della nostra società ed è un concetto che conosciamo da quando siamo nati. Quindi, se spendiamo un po’ di tempo a afferrare meglio questo concetto, forse possiamo arrivare ad una comprensione maggiore di tutte quelle questioni culturali che riguardano il tema dei rifiuti.

Una di quelle cose di cui ti accorgi operando in questo settore (e che ti sorprende) è che una grande parte dei rifiuti viene generata di proposito.
A parte i rifiuti che produciamo come individui (rifiuti solidi urbani), ci sono rifiuti industriali generati dai processi della catena di approvvigionamento alla base dei prodotti e degli oggetti che quotidianamente compriamo ed utilizziamo.
I rifiuti industriali hanno un loro fascino: innanzitutto i dati ci indicano che la quantità di rifiuti industriali è di oltre quattro volte superiore a quella dei rifiuti solidi urbani (il che può sembrare sbalorditivo); inoltre la produzione di questa categoria di scarti è già codificata nei processi di produzione stessa di ogni singolo prodotto.

Spieghiamo meglio: scegli qualsiasi prodotto e guarda come viene realizzato; scoprirai che insieme al prodotto, che si tratti di un’automobile o di un hamburger, il processo di produzione ha generato anche altri prodotti (che sono quelli che chiamiamo rifiuti speciali).

Un esempio è il processo di produzione della ghisa, un ingrediente chiave per la produzione di acciaio. Nel processo di produzione della ghisa viene generato un flusso di rifiuti di ossidi e silicati chiamati “scorie”.
Ora ci potremmo chiedere: perché chiamiamo la ghisa “prodotto” e le scorie “rifiuti”? Se ci pensiamo bene, entrambi sono i prodotti del medesimo processo produttivo.
Ma la distinzione c’è ed è guidata dall’intenzione del progettista del processo.
Il processo è stato progettato con l’intento di produrre ghisa che dunque è il prodotto, tutte le altre produzioni sono rifiuti.

Tutte le risorse risultanti dai processi produttivi non sono intrinsecamente inutili ma possono essere utilizzate in qualche altro modo per produrre altro. Relegarle allo stato di rifiuto è semplicemente una questione di prospettiva. Tuttavia è importante che siano gestite e valorizzate nel modo giusto, per assicurargli nuova vita.


Affidare i rifiuti ad un’azienda che opera nel totale rispetto dell’ambiente significa massimizzare il valore del rifiuto come “materia prima seconda” in una nuova catena produttiva.

Ora, da una parte si dovrebbe superare la cultura del rifiuto inteso come qualcosa che non serve, che è insita in ogni processo produttivo, considerando prima di tutto le risorse che vengono generate nei processi di produzione e  l’impiego dei materiali riciclabili.

Dall’altra parte, e qui entrano in gioco gli operatori e gli specialisti della gestione dei rifiuti industriali, si deve dare dignità al prodotto di scarto semplicemente non concependolo solo come tale (perché in effetti non lo è).

Oggi la gestione del rifiuto industriale non è solo raccolta e smaltimento. Oggi la gestione del rifiuto inizia dalla analisi del processo produttivo dell’azienda e dei rifiuti prodotti e dalla corretta e precisa classificazione di questi ultimi, affinché siano avviati verso la gestione ottimale.
Il nostro lavoro – storicamente concentrato sulla fase finale della linea produttiva – si sta spostando sempre di più verso le fasi intermedie della produzione che innescano il circolo virtuoso del riciclo.
Siamo diventati anche dei progettisti e dei consulenti di produzione con una missione ben precisa: valorizzare lo scarto in modo da dargli valore.
Un valore monetizzabile dall’azienda che lo genera.