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Sostenibilità

È possibile innamorarsi dei rifiuti industriali? Sì, se sai come prenderli

Il rifiuto è una risorsa e te ne puoi innamorare perché lo si può trasformare

Redazione Dife

9 Dic 2017 3 min di lettura

La sostenibilità è un viaggio e dobbiamo iniziare da dove ci troviamo oggi

Quando si pensa a tutto il mondo legato ai rifiuti – in particolar modo a quelli industriali – si pensa a qualcosa di sporco, qualcosa che nessuno vuole e che si tenta disperatamente di accumulare da qualche parte, meglio se il più lontano possibile dalla nostra vista.
Questa è la concezione comune del rifiuto, e deriva da una cultura e da un modus operandi che, in effetti, ha dominato per decenni: il rifiuto va buttato via perché non serve a niente.

In realtà noi crediamo da sempre in un approccio radicalmente opposto.
Il rifiuto è utile, è bello, è importante, e te ne puoi innamorare perché lo si può trasformare in qualcosa di molto meglio.
Il rifiuto è una risorsa preziosa.

Insomma, si dice sempre che tutti avrebbero diritto ad una seconda opportunità, e perché vogliamo negare questo diritto ai rifiuti industrali delle nostre aziende?

Noi siamo DIFE e da anni operiamo come professionisti della gestione dei rifiuti. Ma da sempre abbiamo una visione che va oltre la classica raccolta. Per noi l’obiettivo principale della nostra attività parte da un semplice assunto che ci hanno insegnato da bambini: ogni luogo che hai vissuto lo devi lasciare meglio di come lo hai trovato. Ecco perché abbiamo fatto della sostenibilità e del recupero i capisaldi della nostra azienda. Ed ecco perché ci facciamo promotori di questo approccio.

Partiamo da un assunto principale: viviamo in una epoca in cui si produce tantissimo e naturalmente questo genera un enorme quantitativo di rifiuti, sia domestici che industriali.
Alla base di questa enorme produttività c’è il fatto che le risorse hanno spesso dei costi molto bassi. Materie prime, energia, mano d’opera possono costare molto poco, e spesso è più economico comprare un nuovo oggetto piuttosto che rigenerare prodotti già esistenti.
Dunque da una parte i rifiuti industriali aumentano, ma al tempo stesso la qualità delle materie prime che li compongono è nettamente migliore.

Quando ci troviamo in una azienda e dobbiamo realizzare il nostro piano della gestione dei rifiuti, spesso ci troviamo di fronte a dei sistemi industriali così puliti e precisi che sono in grado di produrre degli scarti di altissima qualità.
E quando si ha a che fare con rifiuti del genere non si può non amarli. Considerarli semplicemente scarti è spesso solo un problema organizzativo, amministrativo o culturale. Ma la verità è che quegli scarti sono a tutti gli effetti risorse che possono essere reimmesse nel ciclo produttivo.

Il nostro compito è quindi quello di impostare la raccolta al punto di generazione dello scarto, assicurandoci che i rifiuti siano più puri possibili. Perché più sono puri e più sono utilizzabili. Ovvero, stiamo dando una seconda vita ai nostri scarti, con vantaggi indiscutibili non solo sul piano della tutela ambientale, ma anche economico e fiscale per l’azienda che li produce.

Ma si può fare di più.
A livello locale possiamo eseguire una mappatura dei rifiuti che quotidianamente gestiamo – e del materiale recuperato – con l’obiettivo di creare una visione sistemica della gestione locale del rifiuto. Possiamo analizzare i dati dei materiali recuperati e possiamo confrontarli con il fabbisogno di materie prime nella zona e creare così un sistema virtuoso in cui ciò che viene recuperato viene subito nuovamente reimmesso nel sistema produttivo. Una specie di “chilometro zero” applicato alla gestione del rifiuto.

Questa è la nostra visione, condivisa (ed in molti casi progettata) con i nostri clienti.
Una visione in cui lo scarto è una risorsa per il tessuto produttivo locale, che produce valore e che genera sviluppo economico e industriale.